CSN7NEWS.IT  GREENLoveLife ATTUALITA' ONLINE 7. 10  2021 N .152 anno  XIII   |||||||| ISSN 2283-6586 ______________________________________________________________________

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        Piccoli  coltivatori di cacao

   crescono con Fairtrade Africa

                   by  REDAZIONE

 

  

  1.                           ( foto di dire.it )

In Africa occidentale il Programma Fairtrade per il cacao è efficace: lo dice un nuovo studio

Padova.- Lpiccole organizzazioni di coltivatori Fairtrade di Costa d’Avorio e Ghana sono diventate imprese più resilienti e più preparate ad affrontare i bisogni dei propri soci, dice un nuovo report, grazie al Programma Fairtrade per il cacao in Africa occidentale (WAFP).

Valutazione commissionata da Fairtrade International e Fairtrade Africa e condotta da Afriqinsights, un’azienda panafricana di consulenza e ricerche su commissione.

Tra i benefici apportati ai piccoli coltivatori di cacao: lo sviluppo delle organizzazioni, tra cui una migliore governance; una gestione più sicura delle risorse finanziarie; la pianificazione strategica e una partecipazione più attiva dei soci.

Jon Walker, Senior Adviser a Fairtrade International per il Cacao ha espresso soddisfazione "per i risultati della ricerca". Ciò dimostra che “quando le organizzazioni sono gestite meglio, e i soci più coinvolti e informati, le prime si sentono emancipate come aziende e i secondi si diventano partecipi del loro sviluppo” ha dichiarato.

Il Programma Fairtrade, lanciato nel 2016. ha come obiettivo di rafforzare le organizzazioni dei produttori e renderle più sostenibili ed efficienti sia per necessità dei loro soci sia dei partner commerciali; e offre formazione, affiancamento e consulenza a più di 230 cooperative di coltivatori di cacao e ai loro soci. Come parte del Programma, un sottogruppo di circa 30 cooperative, riceve un set di servizi per professionalizzarsi ancora maggiormente come aziende e aumentare la propria resilienza.

Fairtrade e i suoi partner da tempo sostengono che organizzazioni di produttori agricoli ben gestite, e che applicano criteri democratici, sono nella posizione migliore per costruire relazioni commerciali di lungo periodo con i clienti, per accedere ai mercati Fairtrade in modo continuativo e duraturo, per aumentare i redditi dei contadini e in generale per fare dei progressi verso redditi dignitosi.

In aggiunta, organizzazioni più forti generalmente hanno più capacità di investire in infrastrutture o pratiche agricole di salvaguardia dell’ambiente, e possono potenzialmente offrire supporto ai contadini per migliorare la qualità del cacao, tra le varie cose.

“Condividiamo le raccomandazioni che ci arrivano dalla Valutazione sul Programma: più aziende del settore cioccolato dovrebbero impegnarsi nell’implementazione di una strategia sul reddito dignitoso, aumentando l’efficienza delle realtà agricole, e di conseguenza, dei raccolti, assicurando contratti di lungo periodo e prezzi più alti agli agricoltori” ha proseguito Walker, aggiungendo che alcuni brand leader del mercato stanno già implementando aspetti di questa strategia.

Dalla Valutazione sul WACP si evincono i primi risultati positivi che attestano il successo del Programma, e gli effetti positivi che ha avuto sulle organizzazioni che vi partecipano.

Le cooperative hanno dichiarato un miglioramento dei flussi finanziari, sui sistemi di management interni e una migliore capacità di contabilità, fatto che ha potenziato l’accesso ai servizi bancari. Fare formazione sulle buone pratiche agricole ha anche contribuito a raccolti più abbondanti e di migliore qualità e, di conseguenza, guadagni più alti.

“Cooperative ben gestite, e che applicano criteri democratici, costituiscono il presupposto migliore per assicurare che i contadini abbiano una voce più forte nelle trattive commerciali, e che abbiano le conoscenze e le risorse per affrontare i problemi che riguardano la violazione dei diritti umani nelle loro comunità” ha dichiarato Anne-Marie Yao, West Africa Regional Cocoa Manager di Fairtrade Africa.

“Il Programma Fairtrade per il cacao in Africa occidentale contribuisce a creare coscienza sui diritti dei bambini e sulla parità di genere tra i contadini, e favorisce l’implementazione di iniziative fondamentali, come politiche di genere e sistemi partecipati di monitoraggio e cura sul lavoro minorile, che hanno effetti positivi sulle comunità. “

Il rapporto WACP viene pubblicato due mesi dopo un nuovo studio che aveva dimostrato che i redditi dei coltivatori di cacao in Costa d’Avorio sono aumentati, e che la povertà estrema ha una incidenza più bassa. Lo studio comparativo, condotto per conto di Fairtrade International da Impact Institute, che ha intervistato 384 contadini di 16 cooperative certificate, ha trovato che i redditi degli agricoltori sono aumentati dell’85% rispetto a uno studio di 4 anni precedente sulle stesse cooperative.                                                                                                                                                             (https://www.afriqinsights.com/)

Cos’è Fairtrade

Il sistema di certificazione Fairtrade, nasce per ridurre le ingiustizie del commercio internazionale attraverso pratiche scambio più eque nei confronti di contadini e dei lavoratori dei Paesi in via di sviluppo. Attraverso un sistema rigoroso di Standard, regola i rapporti commerciali tra aziende e organizzazioni di contadini e lavoratori, in modo che a questi ultimi venga assicurato il pagamento di un prezzo minimo, il Prezzo minimo Fairtrade, tale da coprire i costi medi di una produzione sostenibile, e un margine di guadagno aggiuntivo, il Premio Fairtrade, per la realizzazione di progetti sociali, ambientali o di incremento della produzione. Il circuito rappresenta 1,6 milioni di agricoltori in 75 paesi di Asia, Africa e America Latina coltivatori di caffè, zucchero, banane, ananas cacao, lavoratori nelle piantagioni di banane, tè, fiori e molto altro. Più di 30.000 prodotti finiti sono in vendita sugli scaffali di negozi e supermercati di oltre 150 paesi nel mondoFairtrade International è l’organizzazione capofila del network. Per maggiori informazioni: www.fairtrade.net.

Fairtrade Italia

Fairtrade Italia rappresenta il Marchio di Certificazione FAIRTRADE nel nostro paese dal 1994. Lavora in partnership con le aziende concedendo in sub-licenza il Marchio FAIRTRADE a garanzia del controllo delle filiere dei prodotti provenienti dai Paesi in via di sviluppo, nel rispetto dei criteri di terzietà che l’ente di certificazione assicura. 

 

                   Burger di carne vs veg: indagine

 

     

                                      (Alamy stock photo)

Indagine inedita di una start up italiana. Chi pensa che mangiare hamburger vegetali sia più salutare dovrà ricredersi: non sono affatto migliori dal punto di vista nutrizionale e, viceversa, sono più processati a livello industriale.

 

E' stata presentata in anteprima durante Nutrimi Special Edition l’indagine ‘Burger di carne VS Veg: la sfida definitiva’ della startup italiana Oplà: la prima app italiana in grado di analizzare e confrontare i prodotti alimentari sia dal punto di vista nutrizionale che in termini di classificazione NOVA, ilsistemache esprime scientificamente quanto un prodotto è trasformato e lavorato a livello industriale.

Il docu-video, commentato in diretta dal medico nutrizionista e gastroenterologo Prof. Luca Piretta, ha rivelato dati sorprendenti mettendo a confronto i due prodotti in maniera inedita.

QUALITÀ E COMPOSIZIONE NUTRIZIONALE: NON CHIAMATELI ‘ALTERNATIVI’ ALLA CARNE.

Il confronto ha preso in considerazione i valori nutrizionali di un burger di sola carne bovina macinata VS i valori medi di 10 burger vegetali scelti tra i prodotti leader di mercato.

La composizione nutrizionale dei due prodotti è risultata molto diversa: il burger di carne, infatti, apporta principalmente proteine, mentre il meta-burger vegetale presenta quantità simili di proteine, grassi e carboidrati, ma la maggior parte dell’energia proviene dai grassi.

Se poi osserviamo i nutrienti critici, quelli che l’algoritmo di Oplà considera per assegnare il proprio score nutrizionale, il burger di carne prodotto da carne bovina magra risulta vincente: questo perché, a differenza dei prodotti vegetali, non contiene aggiunte di sale né zuccheri, e presenta una quota molto contenuta di grassi saturi. 

Osservando questi dati, iburger vegetali non si possono considerare un’alternativa soddisfacente e preferibile alla carne magra, né dal punto di vista nutrizionale né tantomeno salutistico. Si tratta di prodotti diversi, sicuramente non sostituibili tra loro, semmai complementari.” ha commentato ilgastroenterologo e nutrizionista Luca Piretta.

Infine, attraverso la classificazione NOVA, sono stati confrontati i prodotti dal punto di vista del loro grado di trasformazione industriale, che va da 1 a 4.

Da questo punto di vista, il burger di carne, costituito da un solo ingrediente, presenta il NOVAscore più basso in assoluto. Viceversa, i prodotti vegetali, caratterizzati da una varietà diingredienti e un articolato procedimento produttivo, hanno uno score di 4, che indica il più alto grado di trasformazione e li classifica come ultra-processati.

“Negli ultimi anni l’attenzione si è focalizzata sulla dicotomia tra prodotti animali e vegetali, favorendo un boom di consumi di prodotti veg ‘alternativi’ anche tra gli onnivori, spinti dall’erronea idea di salutismo che tali prodotti possono evocare. Ma non bisogna dimenticare, quando si parla di Dieta mediterranea, che i prodotti da preferire sono quelli naturali, sia quando si parla di vegetali che di prodotti animali.”ha concluso il Prof. Piretta.(cs Marina Fichera di Nutrimi)

 

 

 

 

 

 

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